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Acquisizione probatoria e limiti dei poteri del CTU

Si condivide recente pronuncia della Corte di Cassazione, Sez. I, 17 gennaio 2024, n. 1763 che, ancora una volta, ha rimarcato i confini interpretativi in cui, in caso di Consulenza tecnica d’ufficio, l’Ausiliario del Giudice è tenuto ad operare e gli ambiti entro i quali si determina lo svolgimento dell’incarico.

La questione al vaglio della Suprema Corte ha condotto la stessa a pronunciarsi in ordine al tema della nullità della consulenza tecnica d’ufficio, originata   dall’acquisizione e successiva utilizzazione, da parte del CTU, di documenti non prodotti precedentemente, né acquisiti dal Giudice in virtù dei poteri istruttori di competenza.

In particolare, in un giudizio che interessava una società a responsabilità limitata, posta in liquidazione, i garanti avevano citato la banca di riferimento innanzi al Tribunale, lamentando la presenza di anomalie contabili nei rapporti di conto corrente e chiedendo la restituzione delle somme illegittimamente addebitate.

L’istituto di credito, resistendo a tali pretese, proponeva domanda riconvenzionale, tesa ad ottenere la condanna di controparte al pagamento della somma derivante dall’estratto conto certificato.

Rideterminato il saldo dei rapporti in contestazione, il primo Giudice condannava la società al pagamento della minor somma accertata a credito, conseguendo alla statuizione in tal senso determinatasi, la proposta di gravame avverso la stessa, interposto in via principale della cliente ed in via incidentale dalla banca. La Corte d’appello, con sentenza non definitiva, respingeva l’appello principale e accoglieva quello incidentale sul presupposto che i documenti entrati nel processo fossero soltanto quelli prodotti dalla società, in sede di memorie istruttorie.

Pertanto, al cospetto di un’ipotesi in cui l’operato del consulente aveva determinato una modificazione del compendio probatorio utilizzabile dal Giudicante, previo inserimento di un elemento documentale ulteriore rispetto a quelli già acquisiti nei termini preclusivi di cui all’art. 183, comma VI, c.p.c., ci si trovava al cospetto di un’ipotesi in cui il potere d’acquisizione documentale risultava demandato al CTU, in difformità rispetto ai poteri istruttori delle parti e del Giudice, quali delineati dal legislatore in coerenza con i presupposti ispiratori della struttura del processo civile, primo fra tutti il principio di cui all’art. 115 c.p.c.

Su tale tema la Suprema Corte è già intervenuta, a Sezioni Unite, giusta sentenza n. 3086/2022 del 01.02.2022, indicando i limiti del consulente nello svolgimento delle operazioni peritali ed il suo delicato compito di acquisire la documentazione prodotta dalle parti nei termini di legge.

La Cassazione ha infatti rammentato come l’attività del consulente generalmente consista nell’assistere il Giudice nella valutazione tecnica delle prove raccolte (consulenza cd. deducente), ma può essa stessa assurgere a fonte oggettiva di prova, allorquando, come osservato in dottrina, si traduca “nell’indagare direttamente per ricostruire dei fatti, sia sotto il profilo dinamico (cause), sia sotto il profilo cinematico (svolgimento), per poi riferire al Giudice quanto rilevato, osservando le tracce di ciò che è avvenuto, e quanto ha appreso informandosi sui fatti di causa”.

Nella pronuncia in commento viene rimarcato il peculiare ruolo del CTU che, ad integrazione dell’attività decisoria del Giudice, rimanda alla maggiore estensione delle facoltà riconosciute all’Ausiliario sotto due profili: a) l’espressa previsione della possibilità, subordinata comunque all’assenso delle parti, di esaminare anche documenti non prodotti in giudizio; b) la esperibilità di un tentativo di conciliazione delle parti, suscettibile, in caso di esito positivo, di sfociare in un documento avente efficacia e valore di titolo esecutivo.

Sotto questo profilo, non appaia ultroneo il richiamo alla giurisprudenza unanime che concorda nell’affermare come la consulenza tecnica non possa valere ad esonerare le parti dalla prova dei fatti posti a fondamento delle relative domande o eccezioni, sicché legittimamente il Giudice non la dispone ove con essa le parti intendano procedere ad un’indagine “esplorativa” intorno ad elementi o fatti non provati.

Una deroga a tale principio si ha unicamente quando l’accertamento di determinate situazioni di fatto possa effettuarsi con il ricorso a specifiche cognizioni tecniche (come, a titolo esemplificativo, accade per l’accertamento della responsabilità medica).

Il principio di diritto cui dunque si informa la statuizione in commento presuppone il consenso all’acquisizione di nuovi documenti in sede di operazioni peritali che deve provenire dalla parte e quindi dal legale che la rappresenta.  Difatti, in tema di consulenza tecnica l’acquisizione, da parte dell’ausiliario, di documenti non precedentemente prodotti dalle parti, possibile anche se volta a provare fatti principali e non meramente accessori, necessita del consenso espresso, tacito o per “facta concludentia”, delle parti stesse, insufficiente rivelandosi quello eventualmente desumibile dalla condotta tenuta, nel corso delle operazioni peritali, dai loro consulenti, essendo questi ultimi privi del potere di impegnare le prime su questioni diverse da quelle inerenti alle indagini tecniche svolte dal consulente di ufficio.

In tal senso, l’art. 198 c.p.c. rimarca, al II comma, la possibilità che, allorquando sia necessario esaminare documenti contabili e/o registri, il Giudice istruttore possa incaricare il consulente tecnico rispetto a tale incombenza, richiamando, al II comma, la possibilità che, sentite le parti e previo consenso di tutte, si possano esaminare anche documenti    e registri non prodotti in causa, non potendo, pur tuttavia, farne menzione in mancanza di consenso di tutte le parti, nei processi verbali o nella relazione di cui all’art. 195 c.p.c.
Alla luce di quanto sopra, la Suprema Corte ha concluso, allorquando il consulente d’ufficio indaghi su temi estranei all’oggetto della domanda, introducendo in giudizio ulteriori elementi estranei alle produzioni documentali offerte dalle parti, senza acquisirne il consenso,  rispetto ad un accertamento che si pone al di fuori dei limiti della domanda ed in contrasto con essa, presupposto fondamentale e vincolo ineludibile che non deve giammai condurre ad indagini poste al di là delle richieste delle parti.

Avv. Giuseppe Bonito

SENTENZA